Il Parlamento della Moldova ha approvato l’introduzione di uno stato di emergenza energetica della durata di 60 giorni, in risposta agli effetti indiretti della guerra in Ucraina sul fragile sistema elettrico del Paese. La misura, adottata con 72 voti favorevoli su 101, arriva dopo che attacchi russi sul territorio ucraino hanno messo fuori servizio una linea ad alta tensione cruciale per l’approvvigionamento energetico moldavo.

La decisione riflette la crescente vulnerabilità di Chișinău alle ricadute del conflitto in corso alle sue frontiere. “Le conseguenze della guerra in Ucraina non possono più essere ignorate. Questi attacchi ci colpiscono direttamente e i rischi per il sistema elettrico sono reali”, ha dichiarato il primo ministro Alexandru Munteanu intervenendo in aula per sostenere la proposta.

Il capo del governo ha sottolineato come il Paese abbia già affrontato crisi simili in passato, ribadendo tuttavia la necessità di strumenti straordinari per gestire una fase particolarmente critica.

Secondo quanto riferito dall’esecutivo, il danneggiamento della linea Isaccea-Vulcănești – che trasporta energia dalla Romania attraversando circa 40 chilometri di territorio ucraino – ha provocato una riduzione significativa della capacità di approvvigionamento, con carenze fino a 400 megawatt nelle ore di punta. Si tratta di un’infrastruttura strategica, da cui dipende fino al 70% del fabbisogno energetico del Paese.

Le autorità ucraine, ha aggiunto Munteanu, stimano tempi di riparazione compresi tra cinque e sette giorni, ma l’incertezza resta elevata, anche alla luce del rischio di nuovi attacchi. “I blackout sono piuttosto probabili e non si possono escludere ulteriori attacchi”, ha avvertito il premier.

La proclamazione dello stato di emergenza consentirà al governo di accelerare le procedure amministrative, mobilitare risorse aggiuntive e coordinare in modo più efficace la risposta alle criticità del sistema energetico, inclusa la gestione delle interruzioni di corrente e il mantenimento dei servizi essenziali.

Sul piano politico interno, la misura ha evidenziato le persistenti divisioni tra maggioranza e opposizione. I gruppi parlamentari socialisti e comunisti hanno infatti rifiutato di sostenere il provvedimento, criticandone l’impostazione e sollevando dubbi sulla sua efficacia.

Nel frattempo, il presidente del parlamento Igor Grosu – leader del Partito di Azione e Solidarietà, di cui fa parte anche la presidente della Repubblica Maia Sandu – ha puntato il dito contro Mosca, definendo l’attacco alla linea elettrica “un crimine di guerra” volto a “lasciare migliaia di persone al buio”. Parole che si inseriscono in un contesto di relazioni sempre più tese tra la Moldova e la Russia.

La presidente Sandu, da parte sua, ha assicurato che sono già state attivate rotte alternative per la fornitura di energia, pur riconoscendo la gravità della situazione. Negli ultimi mesi, Sandu ha più volte denunciato l’impatto della guerra russa sull’equilibrio interno moldavo, segnalando anche episodi in cui missili destinati all’Ucraina sono caduti sul territorio nazionale.

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